I Trulli di Alberobello

I Trulli di Alberobello

La tradizione preistorica dell’architettura in pietra a secco

I Trulli di Alberobello, Italia

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    Itrulli sono edifici tradizionali dalla caratteristica foggia a quadrilatero e copertura conica, costruiti con massi di calcare grezzamente lavorati, rimediati nei campi limitrofi. In epoche più recenti, in seguito alla costruzione nell’area di grandi bacini di raccolta idrica, vennero costruiti direttamente sulla roccia naturale sottostante, esclusivamente con tecnica a secco. I trulli costituiscono un’espressione architettonica molto particolare; da un lato, furono creati in seno a una tradizione di tecnologie e tipologie antiche risalente alla preistoria e sopravvissuta nel tempo in questa regione del Sud Italia senza soluzione di continuità; dall’altro lato, la situazione contingente porta questa tecnologia a un’eccezionale diffusione geografica in un preciso momento storico a cavallo tra il Seicento e la fine del Settecento.
Alberobello, via con trulli  
   
La combinazione di uno o più trulli di misura diversa costituisce un’abitazione. Un numero maggiore di trulli liberamente aggregati forma la “trullaia”, ovvero un gruppo di edifici, piccoli cortili o aie, incluse le dimore per gli animali, le aiole recintate e gli orti accessibili solo dalle case di proprietà. I trulli più piccoli, che solitamente ospitano le nicchie per i letti e i focolari, sono collegati al trullo principale da basse arcate. I trulli rurali ricorrono per tutta la Valle d’Itria, tuttavia l’unica città contrassegnata in modo unitario da questo tipo di costruzione è Alberobello, coi suoi due quartieri principali, Monti e Aia Piccola. Il quartiere di Monti, costruito su un territorio in notevole pendenza, copre una superficie di 15 ettari e comprende 1030 trulli. Si tratta del più vasto e facilmente identificabile gruppo di trulli in città, che si apre a ventaglio da sopra il colle, ed è separato dal resto della città da Largo Martellotta. Tutte le strade poste lungo il pendio convergono in un unico punto in modo da favorire il deflusso delle acque. Il quartiere di Aia Piccola con i suoi 590 edifici rappresenta il gruppo di trulli più piccolo e meno omogeneo. Le sue case convergono verso un’ aia comune dove nel passato, dalla fine dell’epoca feudale, i contadini dovevano pubblicamente battere il grano. Studi condotti sulla documentazione esistente e ricerche sul campo hanno consentito di accertare una moltitudine di valori caratterizzanti il sito, tra cui quelli urbani, architettonici, documentari (particolarmente quelli riferiti alle tecniche edilizie preistoriche), di testimonianza (il sito è rappresentativo di una civiltà scomparsa) e sociali. 
 
Tuttavia, per meglio valutare l’importanza che la città dei trulli rivestirebbe per l’umanità complessiva, essa va messa in raffronto con le numerose aree edificate presenti nel mondo e, in particolare, nella regione del Mediterraneo. In altre parole, la città dei trulli è senza dubbio parte di un insieme molto più vasto di siti che testimoniano l’architettura cosiddetta spontanea o vernacolare, ovvero avutasi in assenza di architetti professionisti. Di particolare rilevanza è il contesto urbano dove sono collocati i gruppi di edifici storici, Aia Piccola e Rione Monti. Alberobello rappresenta l’unico caso in cui l’architettura a secco segna un contesto urbano, con tutti i fattori tipici utili a identificare il sistema aggregativo degli spazi privati e pubblici che definiscono la città. Il rinnovamento urbano e gli ampliamenti periferici dell’ultimo secolo non hanno modificato l’essenza della struttura urbana né inficiato lo straordinario patrimonio architettonico della città dei trulli. Oggi Alberobello è giustamente considerata uno degli insediamenti urbani spontanei più significativi e meglio conservati in Europa. L’iscrizione dei trulli di Alberobello nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO sulla base dei criteri culturali (iii), (iv) e (v) nel dicembre 1996 fu giustificata dal Centro per il Patrimonio Mondiale come segue: “Il sito è di eccezionale valore universale in quanto esempio di una forma di costruzione ereditata dalla preistoria e sopravvissuta intatta, pur nell’uso continuativo, fino ai nostri giorni.
 
Alberobello, Trullo Sovrano  
   

Cenni storici

Ci sono testimonianze di insediamenti preistorici nella Valle d’Itria e pertanto è possibile che la tradizione edilizia dei tholos fosse stata introdotta nella regione proprio in quel periodo. Generalmente si stima che l’abitato odierno risalga alla metà del Trecento, quando l’area, al tempo probabilmente disabitata, fu concessa al primo Conte di Conversano da Roberto d’Angiò, Principe di Taranto, come riconoscimento del servizio prestato  
  nelle Crociate. Egli e i suoi successori colonizzarono quindi l’area trasferendo la popolazione da altri loro feudi come la vicina Noci e consentendogli di costruire casupole note come “casedde”. Tuttavia, ricerche recenti condotte da urbanisti locali indicano che gli insediamenti rurali sparsi sorti intorno al 1000 su entrambi i lati del torrente che oggi scorre interrato sotto la città si compattarono gradualmente fino a formare le unità rurali degli odierni rioni Aia Piccola e Monti.
Alberobello, via con trulli  

 

 
Secondo la tradizione, la muratura a secco fu imposta ai nuovi insediati di modo che le nuove case potessero all’occorrenza essere rapidamente smontate. Ciò servì a due scopi: scacciare i proprietari che facevano opposizione ed evitare la tassazione sui nuovi insediamenti, che comunque potevano essere ricostruiti con la stessa rapidità. È certo che un episodio del genere successe nel 1644 al fine di fermare gli esattori mandati in loco dal Re di Napoli. Tuttavia, analisi storiche e comparative indicano che la tecnica di costruzione abbia avuto origine come mera risposta fisica alle condizioni e circostanze locali e che solo più tardi sia stata sfruttata a fini fiscali o punitivi. Alla metà del ‘500 l’area di Monti era già occupata da una quarantina di trulli, finché nel 1620 l’insediamento, al tempo ancora una frazione della città di Noci, iniziò a espandersi e il Conte, all’epoca Gian Girolamo Guercio, dispose la costruzione di un forno, un mulino e una locanda. Alla fine del ‘700 la comunità locale contava oltre 3500 persone, riuscendo nel 1797 a porre fine al governo feudale degli Acquaviva con l’ottenimento dello status di città reale da Ferdinando IV di Borbone, Re di Napoli. Fu allora che si adottò il nome di Alberobello, derivato dalla denominazione medievale latina della regione, silva arboris belli. Da qui in poi la costruzione di nuovi trulli diminuì rapidamente.
 

Punti di forza e debolezze

Al momento la comunità locale è profondamente consapevole della qualità storica e artistica dei propri trulli e dell’importanza di un’adeguata politica di protezione, tutela e valorizzazione. I quartieri monumentali vanno considerati non solo come lascito storico, ma soprattutto come uno degli esempi meglio conservati di architettura spontanea nel contesto della tradizione architettonica italiana. 
 
Quest’area urbana presenta diversi problemi frequentemente discussi in sede di dibattito pubblico in quanto fenomeni sia di pregio che di difetto. L’enorme traffico turistico nel sito è in crescita e sta diventando fonte rilevante di sviluppo economico, ma rivela la necessità di fornire servizi adeguati ed interventi che li supportino. Il primo fattore utile all’avvio di tali operazioni è senz’altro il riconoscimento e la valutazione dei valori caratterizzanti il sito. La maggior parte dei trulli localizzati nell’area UNESCO (ma anche nel territorio esterno a questo perimetro) sono proprietà private che conservano l’originaria funzione residenziale. Ciò implica un crescente bisogno di nuove strutture, ad esempio parcheggi, difficilmente armonizzabili con le esigenze di tutela. D’altro canto, l’uso abitativo delle strutture ne garantisce la costante manutenzione e, in una prospettiva più ampia, la tutela ed evoluzione della naturale vitalità della struttura sociale umana caratterizzante il sito stesso. La specificità delle tecniche tradizionali di muratura a secco implica il fatto che sovente il restauro dei trulli viene eseguito con tecniche non consone a quelle tradizionali e che queste ultime, in quanto costose ed eseguibili soltanto da manodopera specializzata, sono sempre più rare per il fatto che, qui come altrove, la conoscenza della tecnica a secco è sempre più spesso rimpiazzata da tecnologie moderne basate sull’impiego di macchinari. Tuttavia è proprio questa tecnica particolare ad aver indicato alla comunità scientifica internazionale la necessità di definire azioni per la salvaguardia delle tecniche di costruzione. Gli aspetti citati esigono una predisposizione a metodologie specifiche al fine di valutare il livello di interferenza di nuovi progetti coi valori del sito e l’integrità ed autenticità dello stesso.
 

   
 

Il progetto EX.PO AUS

Il progetto, il cui titolo sta per EXtension of POtentiality of Adriatic UNESCO Site, ha l’obiettivo di ideare e sperimentare una strategia innovativa articolata a lungo termine e mirata alla gestione e valorizzazione dei siti UNESCO del bacino dell’Adriatico promuovendo idee, strumenti e azioni nuove atte a gestire detti siti in maniera virtuosa e a realizzarne una valorizzazione economica sostenibile specialmente dal punto di vista ecologico e dell’efficienza energetica.  
 
Per la maggioranza dei partner coinvolti nel progetto, esso rappresenta il naturale proseguimento delle strategie proattive di lungo corso di tutela e valorizzazione economica con il coinvolgimento di una moltitudine di attori pubblici e privati. Alberobello ha iniziato a porre l’attenzione alla salvaguardia dei propri valori alla fine degli anni ottanta, promuovendo e ospitando un convegno scientifico internazionale sull’architettura a secco (1987). Questo seminario ottenne l’effetto di alzare la soglia dell’interesse sulle adeguate metodologie di restauro come quelle applicate in occasione dell’intervento (1993–1997) su Casa Pezzolla, 
Alberobello, Trullo    
un grande trullo articolato che oggi ospita il Museo del Territorio. L’intervento di restauro ha significato l’opportunità di elaborare linee guida specifiche per il restauro dei trulli (1997). Questo iniziale processo di riconoscimento della specificità del singolo trullo è infine sfociato nel riconoscimento del sito da parte dell’UNESCO (1996), consentendo di spostare l’attenzione sul contesto più ampio della città di Alberobello e di approntare un piano di gestione dei siti (2008–2010) che definisca le regole di tutela del sistema attraverso una zona ripariale (2010) e un quadro pianificatore per poter partecipare ai numerosi bandi di finanziamento (2010–2012). Diversi progetti sono stati finora realizzati ad Alberobello con il coinvolgimento delle realtà locali, il che ha fornito la base per implementare progetti a livello nazionale e internazionale per altri siti (UNESCO e non) con caratteristiche simili in Italia, Turchia ed Adriatico, incluso il progetto EX. PO AUS.